Cosa significa Meditare?
Meditazione, mindfulness, presenza mentale, consapevolezza sono termini che negli ultimi vent'anni sono entrati a far parte in modo dilagante nel linguaggio comune. Spesso sono termini abusati e molti sono i punti di vista di studiosi contemporanei e storici che varrebbe la pena conoscere prima di farsi un'idea dell'argomento (rimando agli approfondimenti per i consigli bibliografici).
"La meditazione non è quello che pensi"
Non è una tecnica di rilassamento
Non è un modo per andare in trance
Non è un modo per fuggire dalla realtà
Non è un'esperienza paranormale
Esistono tante forme diverse di meditazione, molte delle quali risalgono a scuole storiche di derivazione orientale e di matrice buddhista. Ma esistono anche scuole moderne e contemporanee. Esistono inoltre tradizioni occidentali, legate ai percorsi dei monaci cristiani tardo antichi e medievali. La ricerca scientifica contemporanea sta facendo importanti progressi nello studio degli effetti della meditazione sul cervello e sulle sue funzioni. Esempi di filoni di ricerca sono quelli legati agli effetti della meditazione sulla riduzione dello stress, sul disturbo dell'attenzione, sull'implemento della creatività etc...
Meditazione: meditare deriva del tema latino mederi che significa "risanare, curare, guarire", tema da cui deriva anche la parola medico. La parola meditazione deriva dal latino meditatio, che rimanda alla contemplazione di verità religiose o filosofiche e più specificamente alla pratica ascetica per cui il credente si raccoglie in sé stesso. Nel sanscrito troviamo la parola bhavana, che si traduce sia "meditazione", sia "crescita spirituale". Le forme più diffuse attualmente di meditazione anche in occidente sono derivate dagli insegnamenti di Siddharta Gotama, conosciuto come il Buddha e vissuto circa 500 anni prima di Cristo.
Mindfulness: presenza mentale. Traduzione in inglese del termine Sati in lingua Pali. Sati è uno stato mentale che permette di vedere i fenomeni interni ed esterni così come sono realmente (passeggeri, impermanenti) e di discernere i fenomeni dalle proprie proiezioni mentali. Questa chiarezza interiore permette di comprendere che non esiste un io permanente disgiunto da tutto il resto. Sati significa anche ricordarsi, inteso come ricordarsi dei propri pensieri, comportamenti e delle conseguenze che questi hanno su di sé e sugli altri. Ecco che la presenza mentale rivela così che non è un inutile esercizio, ma un utile strumento per costruire un'etica che aiuta ad estinguere le radici della sofferenza.
La consapevolezza sviluppata durante la mindfulness non è neutrale, ma è in qualche modo sbilanciata verso la gentilezza e l'equanimità. La pratica della gentilezza tende a favorire la nascita della compassione verso se stessi e verso gli altri. L'atteggiamento equanime e la gentilezza tendono a ridurre la tensione e il controllo, facilitano la capacità di abbandonarsi alla vita, di non attaccarsi alle cose, di lasciarle andare.
Franco Fabbro
Presenza, ascolto, attenzione, esperienza intima e personale, concretezza e realtà del mondo interiore.
Per me MEDITARE significa innanzi tutto raccogliermi in silenzio. Chiudere gli occhi, ma non necessariamente. Assumere una posizione vigile con la schiena dritta e non appoggiata a nessun supporto e le gambe incrociate seduto su un cuscino apposito, ma non necessariamente. Prestare ascolto, cercare con pazienza di vedere cosa c'è che continua a muoversi dentro di me, nonostante io stia fermo e in silenzio. Fare tutto ciò e, col passare dei minuti, constatare che un po' per volta qualcosa si placa, la mente si ripulisce, rallenta.
Questo esercizio, ripetuto con costanza, disciplina la mia vita, giorno dopo giorno la rende un po' più ordinata e un po' più consapevole.